Ci troviamo a dover valutare la proposta per il miglior conto deposito per noi tra varie offerte del 2013. Cosa dobbiamo valutare?

Miglior conto deposito

Qual’è il miglior conto deposito?

Come possiamo capire in poco tempo come confrontare e quale sia l’offerta più conveniente nel 2013? Cominciamo con segnare questi 3 punti:

  • utilizzo che ne dobbiamo farne. E’ molto importante perché la presenza di servizi addizionali potrebbe per noi diventare fondamentale. Alcuni conti deposito (non tutti), infatti, prevedono, ad esempio, incorporata la concessione di bancomat, e ciò a costo 0;
  • costi effettivi;
  • rendimenti effettivi.

I conti deposito on line sono a costo zero?

Per tutti i conti deposito, risulteranno azzerate, solitamente (leggere sempre bene i contratti, in quanto possono essere previste proposte differenziate, in base al profilo-cliente a costo non nullo per la presenza di servizi addizionali abbinati) le spese di apertura, di gestione e di chiusura. Le spese di gestione possono essere in funzione della tipologia e del numero di operazione, se il contratto prevede diversamente.

Si sarà assoggettati a tassazione del 20%, comunque diminuita rispetto al 27% stabilito in precedenza. Per le persone giuridiche tale imposta è solo a titolo di acconto, rimandando la restante parte in sede di dichiarazione dei redditi.

Non tutti i conti deposito prevedono le medesime condizioni contrattuali, per quanto concerne l’imposta di bollo che può essere:

  • a carico della banca. Lo deve essere in ogni caso, salvo che il conto deposito non corrisponda, in termini operativi e contrattuali, ad un contratto di conto corrente tradizionale o ad una sorta di libretto al risparmio (deposito vincolato di una certa somma per un determinato periodo di tempo);
  • a carico nostro: è il secondo caso menzionato precedentemente. Ma è a discrezione dell’offerta, abbuonarci anche questa spesa, espressamente indicando contrattualmente l’azzeramento dell’imposta di bollo (aliquota dello 0,15% annuo e senza tetto massimo; esenzione per gli importi inferiori ai 5000 euro e soglia minima di euro 34,20).

Quali sono le discriminanti da valutare per scegliere il rendimento migliore, a parità di costi e di servizi offerti, su misura per me?

Non ci si può soffermare solo sul rendimento netto per poter concludere che un conto deposito sia obiettivamente migliore di un altro. Come faccio a confrontare una mela con una patata? E’ come pretendere di risolvere un qualcosa del genere, senza avere cognizione sulla variabile dipendente: 2x + 2y = 0.

Insomma, comparare i conti deposito non è un’operazione universale. Va fatta su esigenza del cliente. E se proprio lo si vuol fare, a partire da un certo profilo per poter meglio consigliare, è chiaro che devo porre una premessa, ai fini della comparabilità:

  • Offrono gli stessi servizi?
  • I costi sono i medesimi?
  • Il prodotto è obiettivamente lo stesso?

Solo allora posso caparbiamente dire:

“Bene, allora questa tipologia di prodotto è più conveniente. Mi offre un rendimento “netto” maggiore, a parità delle altre condizioni”.

Per essere sicuri nella scelta aggiungiamo 5 punti

A questo punto, potremmo aggiungere una serie di discriminanti possibili per il miglior conto deposito, a titolo contrattuale, sui rendimenti offerti (di solito si aggirano mediamente al 4-5%  nel 2013 per conti deposito vincolati a 24 mesi):

  • Presenza o meno di vincolo sulle somme depositate. Ogni istituto di credito può diversamente stabilire, in caso di prelievo di somme vincolate, le penali. In ogni caso, è diritto pretendere per lo meno il tasso base, pur non avendo rispettato il termine di vincolo contrattuale delle somme depositate.
  • I tassi di rendimento da mettere a confronto sono sempre quelli netti, su base periodale (solitamente, l’anno). E’ da quelli che si coglie, infatti, l’incidenza delle spese. Pur essendo i conti deposito a costo zero, è da considerare la tassazione e l’imposta di bollo. E l’offerta può decidere o meno di caricarsi dell’imposta di bollo.
  • I conti deposito sono diventati prodotti mediamente competitivi in quanto coperti comunque dal Fondo Interbancario di tutela dei depositi, fino a 100.000 euro (cumulativamente per tutti i depositanti). E ciò vale in assenza o presenza di vincolo. Inoltre, i tassi garantiti devono essere fissi (soglia di rendimento minima garantita). Un’occhiata discriminante sarebbe, però, da porre a questo punto sui brand finanziari e sulle tipologie di strumenti su cui punta il risparmio gestito. Se quest’ultimi cambiano da conto deposito a conto deposito, ciò potrebbe determinarci differenziali di rendimento significativi, verso la soglia massima. Ciò che l’offerta ci dice, pertanto: “Io ti garantisco mediamente un tot e ciò vale a prescindere dalle variazioni dei tassi”. Tipicamente, comunque il conto deposito è diventato “a rendimento fisso”, anziché medio, salvo che contrattualmente non sia diversamente previsto per determinate fasce di utenza.
  • Modalità di erogazione degli interessi, che può cambiare di banca in banca. Leggere bene il contratto. In alcuni casi, può essere immediata, lasciando l’arbitrio al depositante di decidere per il reimpiego degli interessi maturati.
  • Non sempre attenersi al rating (ciò che viene pubblicizzato, su richiesta o meno, quale grado di sicurezza ed affidabilità) è bene per dire: “Ah, questo conto deposito mi convince di meno ma è offerto da un istituto ben accreditato, di più dell’altro offerente”. Almeno, ci sentiamo di azzardare tale affermazione, in quanto l’esperienza pratica ha dimostrato l’esatto contrario e ci sono molti dibattiti tediosi ed eclettici sull’argomento.